
IL TEMPIO #8 – VANITÀ DI VANITÀ
C'è qualcosa che non va nei miei occhi, o nella mia bocca, o nelle mie dita, o nel cuore, perché ormai sento solo ciò che è estenuante.
Non nego che, se lo trovassi scritto in un libro, lo troverei divertente, tu che vieni e te ne vai, che sei l'unica a essere e non ci sei mai: è così che fai, da sempre, per non so quale astuzia; e io, da quando sono caduto in questa copia del mondo, ti cerco con solerzia, ma senza sapere dove sei. E non smetto di girare in tondo: giochi degli dèi, mappe che non coincidono con nulla, strumenti per sondare il fondo, biglietti del treno, numeri e punti che uniscono stella a stella, fogli pieni di appunti, pettegolezzi e dicerie raccolti nei templi e nei bar: vanità di vanità. Mi pento troppo tardi di avere barattato i sentimenti con l'eternità.
Testo di Pier Paolo Di Mino.

