È PIÙ SACRO VEDERE CHE CREDERE - IL LIBRO AZZURRO #125 - LE MACCHINE CATOTTRICHE
Non dissimili dai teatri della memoria, le macchine catottriche sono usate dalle persone che vogliono puntare all’essenziale, e vogliono giocare la loro partita
con il sapere e la vita direttamente con l’arcano maggiore essenziale, specchiandosi in uno specchio che si riflette in un altro nel quale un altro ancora si riflette e via così all’infinito, e fare come i ragazzi, quando nell’aria si sciolgono velenosamente gli umori di una stagione nuova, e le cicale sembrano impazzite, e le vespe e le api lottano nell’aria, e i numeri suonano incatenandosi in un metro ben costruito, e scintillano (è su queste proporzioni che l’anima accresce se stessa), e allora i ragazzi si guardano l’uno negli occhi dell’altro, e nel riflesso vedono il mondo, e così fanno anche le stelle, che girano nel cielo, e alzano il vento muovendo le nuvole, gonfiando i campi, facendo vociare paurosamente i boschi e le foreste, rompendo il cuore, che vuole rompersi, e rompersi ancora; così fanno anche le stelle, che si specchiano in terra, avide di cose belle.
Nell’immagine “Il teatro catottrico”, incisione tratta da Ars Magna Lucis et Umbrae di Athanasius Kircher, pubblicato a Roma da Hermannus Scheus nel 1646 (Immagine nel pubblico dominio, caricata su Wikimedia Commons da Brian0918).
Testo di Pier Paolo Di Mino.
Ricerca iconografica a cura di Veronica Leffe.

