
È PIÙ SACRO VEDERE CHE CREDERE - IL LIBRO AZZURRO #124 - L'ARTE DELLA MEMORIA
Ma sono ormai secoli, millenni che certi maestri di retorica perfetti (tutta gente che ha imparato da Simonide e Cicerone a non sputare mai quando parla) han-
no concepito un tale amore per gli arcani maggiori che hanno voluto usarli per mettere a punto una certa loro idea di sapere circolare, di vera enciclopedia, di sapere tondo e totale, e, in combutta con architetti che hanno studiato alla scuola di Palladio e con giocatori d’azzardo della risma di un Giulio Delminio, hanno costruito dei teatri ambulanti e, a volte, perfino tascabili, che vengono chiamati anche teatri della memoria, e in cui si danno spettacoli tali da levarsi la pelle delle mani per gli applausi, e rimanere a occhi e bocca aperti, con il cuore rotto e la mente svasata per sempre: spettacoli, dico, che solo chi si lascia ingannare da essi, non sarà mai più ingannato da nulla. Inutile dire che in paradiso l’amore per questi spettacoli non conosce limiti.
Nell’immagine un’incisione tratta da “Tomus secundus ... de supernaturali, naturali, praeternaturali et contranaturali microcosmi historia, in tractatus tres distributa”, secondo volume di “Utrisque Cosmi maioris silicet et moniris, metaphysica, physica atque technica Historia” di Robert Fludd, trattaato pubblicato tra il 1617 e il 1621 (l’immagine è nel pubblico dominio, licenza CC BY 4.0 tramite Wellcome Collection).
Testo di Pier Paolo Di Mino.
Ricerca iconografica a cura di Veronica Leffe.

